lunedì 17 marzo 2014

All the time I've been missing

Where is my life?
When was the last time I spent with you?
So far away, to my despair, I can't remember what we tried to say to each other.
Where have I been since then?
Here, alone, once again.

martedì 4 marzo 2014

Ricordi

Se la vedete, salutatela.
Prendete anche voi un po' del suo sorriso.
Prendete anche voi un po' della sua gioia, della sua bellezza, della sua personalità.

Io non la posso più incontrare,
non posso più abbracciarla,
e Dio solo sa
quanto lo vorrei.

Vivete voi la sua gioia,
vivete voi la mia gioia, 
che non riavrò mai.

mercoledì 12 febbraio 2014

Al tuo riflesso

Ogni volta che penso ad un'altra ragazza, il tuo pensiero mi segue. Non tanto per quello che siamo stati, ma per quello che hai rappresentato per me; ho dedicato anni della mia vita ad inseguire un sogno, ad inseguire un'idea di persona dietro la quale nascondevo le mie paure e le mie speranze. Ho sognato, ho sperato, ho cercato di lottare contro il più grande ostacolo che ci separava: me stesso. Ho cercato di lottare contro quella forza oscura che mi impediva di parlarti, di abbracciarti, di fare qualsiasi cosa che non fosse una figuraccia e qualcosa di cui vergognarsi profondamente il secondo successivo; ma lei ha vinto, e con lei hanno vinto tutte le mie insicurezze.

Così, ora che sto finalmente andando oltre, almeno mentalmente, vedo il tuo riflesso ovunque; inseguo te, ma allo stesso tempo fuggo da te. Cerco l'opposto e, nello stesso tempo, l'estrema somiglianza. Combatto contro me stesso e, allo stesso tempo, contro di te.

E se avrò sempre l'impressione di averti lasciato andare senza mai davvero provare, non voglio più che il provare a lasciarti andare resti un'impressione.

Se non altro, almeno farò i soldi con una poesia dedicata a qualcun'altra.

domenica 19 gennaio 2014

A Silvio { in profonda sintonia }

Silvio, rimembri ancora
il senso della legge elettorale,
quando il porcellum splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieto e pensoso, il vialone
del Quirinale salivi?

Sonavan le quiete
stanze, e la sede PD,
alla vostra profonda sintonia,
allor che all'opre elettorali intento,
sedevi, assai contento
di quel radioso avvenir che in mente avevi.
E' il gennaio odoroso: ed invece di andare per saldi
solevì così menare il sabato pomeriggio.

Tu gli studi di Arcore
talor lasciando e Verdini, Pascale e Minetti,
ove il tempo tuo primo
e di te si spendea la peggior parte,
d’in su i veroni del Renziano ostello
(tu) porgea gli orecchi al suon della rottamazione,
ed alla man veloce
che percorrea la faticosa trama.
Mirava il Letta "sereno",
un D'Alema dorato, e Bertinotti,
e quinci il mar da lungi, e quindi Monti.
Lingua mortal non dice
quel che tu sentiva in seno!

Che pensieri soavi,
che speranze, che cori, o Silvio mio!
Quale allor ti apparia
la vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di Letta, di Grillo, e di cotanta speme,
un affetto mi preme
acerbo e sconsolato,
e tornami a doler di mia sventura.
O natura, o natura,
perché non rottami poi
quel che prometti allor? perché di tanto
inganni i lettiani, gli alfaniani, i grillini tuoi?

Tu pria che Napolitano inaridisse il senno,
da chiuso morbo combattuto e vinto,
ti "trovavi in sintonia", o tenerello. E così Letta non vedeva
il fior degli anni suoi;
non ti molceva il core
la dolce lode or della Bindi,
or degli sguardi di Fini e Casini;
né teco i Compagni ai dì festivi
ragionavan del Partito.

Anche perìa fra poco
la speranza di Letta dolce: agli anni suoi
anche negaste tu e Matteo
il governo. Ahi come,
come passato sei,
caro Presidente dell’età mia nova,
mia decaduta speme!
Questo è il mondo? questi
gli inciuci, le sintonie, le rottamazioni, gli eventi,
onde cotanto ragionammo insieme?
questa la sorte dell'italiane genti?
All’apparir del vero, tu, Silvio, tornasti: e con la mano
la caduta di governo, e il tuo amico Matteo
mostravi di lontano.

lunedì 6 gennaio 2014

Lettera a Silvia

Ciao, Silvia.

Ieri ti ho visto, un’altra volta. E, con te, ho rivisto me stesso in tutta la mia fragilità; ho rivisto me stesso in tutti quei (pochi) momenti che abbiamo trascorso insieme; ho rivisto me stesso in tutta la sofferenza che il rivederti mi ha provocato.

Una sofferenza che mi ha preso lo stomaco e ne ha fatto quel che voleva; una sofferenza che rivivo ogni volta come se fosse la prima volta; una sofferenza che amo, e che non cambierei con nulla al mondo.

Io non saprei dire cosa mi provochi; io so solo che quando ti vedo comincio a non capire più nulla, il mio cuore smette di battere ed improvvisamente mi sento messo di fronte a tutti i miei infiniti limiti. Mi sento come svuotato di ogni forma di personalità, e da un momento all’altro mi ritrovo estraneo in un corpo che non è più mio: così, blatero qualche parola priva di senso e mi scuso. Mi scuso di essere così inutile, così insignificante, così indegno di te.

Sono già stato innamorato, ma non così. La mia poca esperienza mi permette di ricordare l’amore come uno stato di eccitazione febbrile, di esaltazione, di “voler bene” all’altra persona più che a se stessi; e tutto questo lo sto vivendo con te. Ma, in più, sto vivendo un senso di inadeguatezza così grande che mi consuma; il solo parlare di te mi fa tremare, il solo pensare a te mi fa impazzire e, come ieri, il solo sapere che ti avrei, inaspettatamente, visto, mi ha fatto perdere l’equilibrio come persona.

Non sei tu il problema, anzi. All’inizio ti immaginavo come una persona di un certo tipo, ma conoscendoti ho scoperto che sei umana anche tu, con le tue insicurezze, le tue paure, con i tuoi sogni, con le tue aspirazioni; e questo mi ha sorpreso: la mia diffidenza derivata da un pregiudizio si è trasformata rapidamente in ammirazione. Io ti ammiro per quello che sei, ti ammiro per l’idea che mi sono fatto di te, ti ammiro per tutto quello che rappresenti per me. Ti ammiro così tanto che non desidererei null’altro che vedere realizzati i tuoi sogni, dato che io ormai, di sogni, non ne ho più.

Al contrario, ironicamente, la stima che nutri verso di me, verso il mio apparente successo come studente, come lavoratore, come scrittore se vogliamo, ignora l’aspetto più importante: il mio insuccesso come persona, come essere umano.

Anche di questo ho paura: parlandoti, ho paura di rovinare tutta la stima che hai di me; ho paura di rovinarla con la mia insicurezza, con il mostrarti quello che realmente sono: un uomo fragile, un uomo che si nasconde dietro le parole perché non ha il coraggio di affrontare la vita per quello che è.

Vorrai perdonarmi, sempre che tu legga tutto questo, se non avrò mai la forza per dirti quello che provo per te, o per la mia idea che ho di te; vorrai perdonarmi se non avrò più la forza di guardarti, di salutarti, di chiederti come stai. Vorrai perdonarmi di essere così… così codardo di fronte a te.

Non credo succederà mai niente tra di noi; certamente, non finché resto qui a scriverti parole che non arriveranno mai a destinazione. Ma il mio affetto per te rimane, e rimarrà, intatto; il tempo cancellerà il sentimento, forse, ma la memoria non dimenticherà mai le notti insonni, le lunghe attese per incontrarti, per sorriderti, per parlarti. Non le dimenticherò mai.


Ciao, Silvia.

martedì 31 dicembre 2013

Discorso di fine anno, 2013

È stato un anno di disgrazie: Moccia ha pubblicato un nuovo libro, Allegri è ancora l’allenatore del Milan, Andreotti ha perso la sua battaglia con l’immortalità (e non bastano nemmeno le sfere del drago per riportarlo in vita), Gigi d’Alessio non ha annunciato il ritiro dalle scene, le famiglie si destreggiano tra tasse con nomi improbabili (IMU, IRES, IUC e VOLO), mentre la crisi continua a “non esistere” ( in effetti, come diceva qualcuno di cui non ricordo il nome, i Mc Donald sono sempre pieni ). 

In questo anno di disgrazie, non c’è spazio per l’ottimismo: se cerco “cosa succederà nel 2014” su Google, mi escono risultati del tipo “cosa succederà a Beautiful” ( ve lo anticipo: succederà che lui si mette con lei che si sposa con l’altro che però è figlio del primo che a sua volta è cognato della sorella del cugino dello sposo che è parente dell’amante del nonno della figlia di lei), seguito da “Tasse: cosa succederà nel 2014”, un link che ho paura ad aprire perché non voglio piangere ora, seguito da un “Oroscopo del mercato 2014”, che se tutto va bene annuncia che il prezzo delle zucchine salirà del 20% e che, ahinoi, con l’aumento della benzina in Kazakhistan non ci potremo più permettere la peperonata per colazione. Poi, per non farci mancare nulla, un tale Evans Pritchard che annuncia tuonante: “L’Italia rischia il collasso nel 2014”. Bravo Evans, bravo. Tu non ti ricordi, ma era lo stesso annuncio che faceva Pio IX nel 1869 sapendo che l’anno seguente ci sarebbe stata la breccia di Porta Pia; era lo stesso annuncio che migliaia di studenti fecero nel 1824 quando, sapendo che Silvia se n’era andata con un altro, presagivano la mia creazione di una poesia strappalacrime che tutti avrebbero dovuto imparare a memoria.

Personalmente, il mio 2013 è stato un anno di disgrazie: a gennaio, Silvia era in vacanza con un altro. A febbraio, Silvia era a cantare ma questa volta ero in vacanza io. A marzo, io e Silvia ci siamo incontrati(!), per 23 secondi, di cui: il primo secondo per intravederla in lontananza, gli altri 22 secondi per riprendermi dallo svenimento. Ad Aprile non sono mai uscito di casa perché dovevo studiare Latino. A Maggio, il maggio odoroso!, c’era lo sciopero dei cantanti da balcone. A giugno è uscito il libro di Moccia. A Luglio ed a Agosto ho girato a lutto per l’uscita del libro di Moccia. A settembre ho scritto quattro nuove poesie ( I canti di Silvia, Alla luna calante, L’infinito negativo, Il pinguino solitario ). A ottobre ho rivisto Silvia, e l’ho quasi salutata mentre saliva, di spalle, le scale di casa sua. A novembre non succede mai niente, e a dicembre ho dovuto preparare questo discorso. Insomma, un anno tragico in cui non sono mai riuscito ad avvicinarmi a meno di 12 chilometri di distanza dalla donna amata. Eppure, sono convinto che si sia accorta di me.

È stato un anno di disgrazie politico-socio-economico-filosofiche. Doveva essere l’anno della rinascita post 21 dicembre 2012, ed invece della rinascita ci troviamo con: un nuovo cinepanettone, un nuovo annuncio di una potenziale gravidanza di Kate Middleton, il matrimonio di Belen, un nuovo anno di Studio Aperto, e una nuova, prossima, edizione del Grande Fratello. Ma cosa abbiamo fatto di male?

Ma ci sono barlumi di speranza: Justin Bieber ha annunciato il ritiro; finalmente si farà (?) la riforma elettorale; se Moccia ha pubblicato quest’anno, probabilmente non lo farà per i prossimi due anni, anche se (ARGH!) c’è il rischio di un film tratto dal libro; per chi si sente solo, ci sarà sempre una nuova tassa a fargli compagnia; Allegri, a giugno, non sarà più allenatore del Milan; io non scriverò altre poesie; Silvia resterà sempre, inequivocabilmente, perfetta; i ristoranti continueranno ad essere sempre pieni (e non solo i Mc Donald’s, quest’anno anche i kebabbari); ogni giorno, Studio Aperto continuerà ad aggiornarci sulla cellulite della Canalis; e, finalmente, forse, il governo sarà in grado di  fare una legge a favore dei cittadini, e non dei politici o dei loro parenti. Forse, eh.

Volevo chiudere il discorso di fine anno 2013, ringraziando voi che, tra il discorso di Napolitano e quello di Grillo, avete scelto il mio; volevo ringraziare tutti voi che mi avete votato, e anche voi che non l’avete fatto. Volevo ringraziare Silvia, perché se io ho un motivo per andare avanti, è la sua esistenza da qualche parte nel mondo.

Così, per il nuovo anno, vi invito a cercare la vostra Silvia in ogni cosa; non importa se “Silvia” sia una persona, uno stato d’animo, un oggetto a voi caro. In questo senso, ripeto, cercate Silvia in ogni cosa; perché la speranza, la gioia di vivere va coltivata lentamente, e va cercata nei piccoli gesti quotidiani: un abbraccio, un sorriso, un bacio. Il 2014 sarà un altro anno di disgrazie, senza dubbio; sta a tutti noi trovare la forza perché queste disgrazie ci rendano più forti.

Tanto sono sicuro che saremo tutti desiderosi di sapere se Kate Middleton è davvero incinta.

Con affetto

@il_leopardi

martedì 29 ottobre 2013

Pensieri sparsi



Honestly, it took a lot of time to write this: I was often ready to give up, but to me it seemed that I actually had to finish it no matter what. Therefore, I did it, at last. Hope you enjoy.
PS: It is quite long, as you can see.
PS2: I want to point out that in this post you’ll never see the word “I” (or “me”, or “myself”), because there is no “I” in “us”.
Title: a year in the life of an average human in its middle-twenties.
1.       FALL
You find yourself in a semi-unconscious status, in that situation in which you are both half-drunk and half-sober (actually you are more drunk than sober, but you, and your mind, pretend to be not). You see her walking away from you, and your world crumbles. Your imaginary world, of course. Your world made of hopes, believes, long walks near the sea, and plenty of romantic dinners. Dissolved in a few seconds. You start to blame yourself, you continue to blame yourself as you have been doing since the last time someone else dumped you.
But the semi-unconsciousness (read temporary alcohol) actually seems to be a painkiller, and a good one. Except that, you’ll pay later, and worse than before.
But as well as from the ashes the phoenix arises, the pain who doesn’t kill you, makes you a better person.
2.       WINTER
Life is made of choices. Whenever you choose to be out of your comfort-zone, any choice is difficult at the beginning, it gets worse in the meanwhile, it makes you say Thank-God-It’s-Finished as soon as you are done, and it makes you say “I wish I was there again” [or “I wish I were  your age again”, or “I wish I were you”, in general] for a long time after. So, when any of you make a choice, that is, for example, come here in Italy to study, or walking to a girl and talk to her, or simply choose whether you like more peanut butter or cider syrup, you are brave. Brave as you were when you did your first step, when you first told “I love you” to someone, when you tasted spinaches and said “what the hell is this sh*t”, and when you smiled to others in moments in which you’d prefer to be home crying alone.
Brave as you decided to go through difficulties, as you continued to pursue your objectives when, instead, anyone else was criticizing you; brave as you admitted your errors, emphatically as much as you didn’t indulge on pointing out someone else’s flaws.
Brave as you watched Avatar and pretend you actually liked it, brave as you keep waking up regardless any desire to sleep forever; brave as you struggle to find your place in the world.
3.       SPRING
Whenever, wherever (no, notShakira’s “We're meant to be together / I'll be there and you'll be near /
And that's the deal my dear”). The birds sing a peaceful song inside their nests, the water flows graciously from the river, and the flowers grow in the most pleasant of landscapes.
But you wake up, in the dark of your room, disturbed by an obnoxious mosquito. It’s Monday, the Monday after the semi-unconsciousness. You suffer from the weekly Mondaytis, and you wish you were anywhere else but the place you are going to be (university, work, or whatever). But that’s life: a continuous act of make-believe towards yourself, towards others, towards the image reflected by the mirror. A continuous keep-on-doing-this-as-you-are-obliged-to. Any day is another Monday. The weekend? A long pre-Monday.
Heaven should have “Here we don’t have Mondays” at its entrance: I’m sure sinners would rapidly disappear.
Nevertheless, we have Mondays. And we must keep them.
SUMMER
This long monologue has a purpose: hopefully, after that, you feel rejected by life, by yourself, by Mondays; hopefully, you consider today, which is Tuesday, to be a second Monday. Hopefully, then, you feel like nothing can go worse.
Actually, life is better than that. Even though you feel rejected by that girl, even though you made choices that have been eventually proved wrong, even though every day you wake up like it is Mondays, life is better than that. Life is made of experience, and any of these events gives you a lot of it. Experience that you can use to remind yourself that any other day you’re better than the day before, that the “rejected” version of you is just a previous and outdated, forgettable, version.
So, at the end of the day, no matter how awful it was, you are still there to fight, to improve, to start over. And if you do that every single day, the next girl that dumps you is just going to be “another form of experience”, the next choice you do is going to be “the right thing to do at that time”, and the next Monday you wake up is going to be “well, that was one hell of a weekend”. In one word, awesometacular.
Unless you eat and like spinaches: in that case, you deserve a miserable life.