martedì 31 dicembre 2013

Discorso di fine anno, 2013

È stato un anno di disgrazie: Moccia ha pubblicato un nuovo libro, Allegri è ancora l’allenatore del Milan, Andreotti ha perso la sua battaglia con l’immortalità (e non bastano nemmeno le sfere del drago per riportarlo in vita), Gigi d’Alessio non ha annunciato il ritiro dalle scene, le famiglie si destreggiano tra tasse con nomi improbabili (IMU, IRES, IUC e VOLO), mentre la crisi continua a “non esistere” ( in effetti, come diceva qualcuno di cui non ricordo il nome, i Mc Donald sono sempre pieni ). 

In questo anno di disgrazie, non c’è spazio per l’ottimismo: se cerco “cosa succederà nel 2014” su Google, mi escono risultati del tipo “cosa succederà a Beautiful” ( ve lo anticipo: succederà che lui si mette con lei che si sposa con l’altro che però è figlio del primo che a sua volta è cognato della sorella del cugino dello sposo che è parente dell’amante del nonno della figlia di lei), seguito da “Tasse: cosa succederà nel 2014”, un link che ho paura ad aprire perché non voglio piangere ora, seguito da un “Oroscopo del mercato 2014”, che se tutto va bene annuncia che il prezzo delle zucchine salirà del 20% e che, ahinoi, con l’aumento della benzina in Kazakhistan non ci potremo più permettere la peperonata per colazione. Poi, per non farci mancare nulla, un tale Evans Pritchard che annuncia tuonante: “L’Italia rischia il collasso nel 2014”. Bravo Evans, bravo. Tu non ti ricordi, ma era lo stesso annuncio che faceva Pio IX nel 1869 sapendo che l’anno seguente ci sarebbe stata la breccia di Porta Pia; era lo stesso annuncio che migliaia di studenti fecero nel 1824 quando, sapendo che Silvia se n’era andata con un altro, presagivano la mia creazione di una poesia strappalacrime che tutti avrebbero dovuto imparare a memoria.

Personalmente, il mio 2013 è stato un anno di disgrazie: a gennaio, Silvia era in vacanza con un altro. A febbraio, Silvia era a cantare ma questa volta ero in vacanza io. A marzo, io e Silvia ci siamo incontrati(!), per 23 secondi, di cui: il primo secondo per intravederla in lontananza, gli altri 22 secondi per riprendermi dallo svenimento. Ad Aprile non sono mai uscito di casa perché dovevo studiare Latino. A Maggio, il maggio odoroso!, c’era lo sciopero dei cantanti da balcone. A giugno è uscito il libro di Moccia. A Luglio ed a Agosto ho girato a lutto per l’uscita del libro di Moccia. A settembre ho scritto quattro nuove poesie ( I canti di Silvia, Alla luna calante, L’infinito negativo, Il pinguino solitario ). A ottobre ho rivisto Silvia, e l’ho quasi salutata mentre saliva, di spalle, le scale di casa sua. A novembre non succede mai niente, e a dicembre ho dovuto preparare questo discorso. Insomma, un anno tragico in cui non sono mai riuscito ad avvicinarmi a meno di 12 chilometri di distanza dalla donna amata. Eppure, sono convinto che si sia accorta di me.

È stato un anno di disgrazie politico-socio-economico-filosofiche. Doveva essere l’anno della rinascita post 21 dicembre 2012, ed invece della rinascita ci troviamo con: un nuovo cinepanettone, un nuovo annuncio di una potenziale gravidanza di Kate Middleton, il matrimonio di Belen, un nuovo anno di Studio Aperto, e una nuova, prossima, edizione del Grande Fratello. Ma cosa abbiamo fatto di male?

Ma ci sono barlumi di speranza: Justin Bieber ha annunciato il ritiro; finalmente si farà (?) la riforma elettorale; se Moccia ha pubblicato quest’anno, probabilmente non lo farà per i prossimi due anni, anche se (ARGH!) c’è il rischio di un film tratto dal libro; per chi si sente solo, ci sarà sempre una nuova tassa a fargli compagnia; Allegri, a giugno, non sarà più allenatore del Milan; io non scriverò altre poesie; Silvia resterà sempre, inequivocabilmente, perfetta; i ristoranti continueranno ad essere sempre pieni (e non solo i Mc Donald’s, quest’anno anche i kebabbari); ogni giorno, Studio Aperto continuerà ad aggiornarci sulla cellulite della Canalis; e, finalmente, forse, il governo sarà in grado di  fare una legge a favore dei cittadini, e non dei politici o dei loro parenti. Forse, eh.

Volevo chiudere il discorso di fine anno 2013, ringraziando voi che, tra il discorso di Napolitano e quello di Grillo, avete scelto il mio; volevo ringraziare tutti voi che mi avete votato, e anche voi che non l’avete fatto. Volevo ringraziare Silvia, perché se io ho un motivo per andare avanti, è la sua esistenza da qualche parte nel mondo.

Così, per il nuovo anno, vi invito a cercare la vostra Silvia in ogni cosa; non importa se “Silvia” sia una persona, uno stato d’animo, un oggetto a voi caro. In questo senso, ripeto, cercate Silvia in ogni cosa; perché la speranza, la gioia di vivere va coltivata lentamente, e va cercata nei piccoli gesti quotidiani: un abbraccio, un sorriso, un bacio. Il 2014 sarà un altro anno di disgrazie, senza dubbio; sta a tutti noi trovare la forza perché queste disgrazie ci rendano più forti.

Tanto sono sicuro che saremo tutti desiderosi di sapere se Kate Middleton è davvero incinta.

Con affetto

@il_leopardi

martedì 29 ottobre 2013

Pensieri sparsi



Honestly, it took a lot of time to write this: I was often ready to give up, but to me it seemed that I actually had to finish it no matter what. Therefore, I did it, at last. Hope you enjoy.
PS: It is quite long, as you can see.
PS2: I want to point out that in this post you’ll never see the word “I” (or “me”, or “myself”), because there is no “I” in “us”.
Title: a year in the life of an average human in its middle-twenties.
1.       FALL
You find yourself in a semi-unconscious status, in that situation in which you are both half-drunk and half-sober (actually you are more drunk than sober, but you, and your mind, pretend to be not). You see her walking away from you, and your world crumbles. Your imaginary world, of course. Your world made of hopes, believes, long walks near the sea, and plenty of romantic dinners. Dissolved in a few seconds. You start to blame yourself, you continue to blame yourself as you have been doing since the last time someone else dumped you.
But the semi-unconsciousness (read temporary alcohol) actually seems to be a painkiller, and a good one. Except that, you’ll pay later, and worse than before.
But as well as from the ashes the phoenix arises, the pain who doesn’t kill you, makes you a better person.
2.       WINTER
Life is made of choices. Whenever you choose to be out of your comfort-zone, any choice is difficult at the beginning, it gets worse in the meanwhile, it makes you say Thank-God-It’s-Finished as soon as you are done, and it makes you say “I wish I was there again” [or “I wish I were  your age again”, or “I wish I were you”, in general] for a long time after. So, when any of you make a choice, that is, for example, come here in Italy to study, or walking to a girl and talk to her, or simply choose whether you like more peanut butter or cider syrup, you are brave. Brave as you were when you did your first step, when you first told “I love you” to someone, when you tasted spinaches and said “what the hell is this sh*t”, and when you smiled to others in moments in which you’d prefer to be home crying alone.
Brave as you decided to go through difficulties, as you continued to pursue your objectives when, instead, anyone else was criticizing you; brave as you admitted your errors, emphatically as much as you didn’t indulge on pointing out someone else’s flaws.
Brave as you watched Avatar and pretend you actually liked it, brave as you keep waking up regardless any desire to sleep forever; brave as you struggle to find your place in the world.
3.       SPRING
Whenever, wherever (no, notShakira’s “We're meant to be together / I'll be there and you'll be near /
And that's the deal my dear”). The birds sing a peaceful song inside their nests, the water flows graciously from the river, and the flowers grow in the most pleasant of landscapes.
But you wake up, in the dark of your room, disturbed by an obnoxious mosquito. It’s Monday, the Monday after the semi-unconsciousness. You suffer from the weekly Mondaytis, and you wish you were anywhere else but the place you are going to be (university, work, or whatever). But that’s life: a continuous act of make-believe towards yourself, towards others, towards the image reflected by the mirror. A continuous keep-on-doing-this-as-you-are-obliged-to. Any day is another Monday. The weekend? A long pre-Monday.
Heaven should have “Here we don’t have Mondays” at its entrance: I’m sure sinners would rapidly disappear.
Nevertheless, we have Mondays. And we must keep them.
SUMMER
This long monologue has a purpose: hopefully, after that, you feel rejected by life, by yourself, by Mondays; hopefully, you consider today, which is Tuesday, to be a second Monday. Hopefully, then, you feel like nothing can go worse.
Actually, life is better than that. Even though you feel rejected by that girl, even though you made choices that have been eventually proved wrong, even though every day you wake up like it is Mondays, life is better than that. Life is made of experience, and any of these events gives you a lot of it. Experience that you can use to remind yourself that any other day you’re better than the day before, that the “rejected” version of you is just a previous and outdated, forgettable, version.
So, at the end of the day, no matter how awful it was, you are still there to fight, to improve, to start over. And if you do that every single day, the next girl that dumps you is just going to be “another form of experience”, the next choice you do is going to be “the right thing to do at that time”, and the next Monday you wake up is going to be “well, that was one hell of a weekend”. In one word, awesometacular.
Unless you eat and like spinaches: in that case, you deserve a miserable life.

martedì 1 ottobre 2013

Video messaggio di Giacomo Leopardi (senza video)


Ciao a tutti!
Sono Giacomo Leopardi:
io, domani, mi laureo. Ma non è di questo che volevo parlare.
Volevo parlare di voi, e volevo dirvi una sola parola: GRAZIE

Grazie perché da più di un anno e mezzo mi tenete compagnia, grazie perché leggendovi, scrivendovi, interagendo con voi sono diventato una persona migliore.
Grazie perché con Twitter ho conosciuto dal vivo molte persone, mi sono innamorato, mi sono divertito, e soprattutto ho trovato tanti amici veri.

Grazie perché non mi avete mai fatto sentire solo.
Grazie per avermi fatto ridere.
Grazie perché alcuni di voi mi hanno fatto piangere.

Grazie perché apprezzate il mio umile tentativo di rendere omaggio a Giacomo Leopardi.
Grazie perché mi seguite, o perché non lo fate.

In poche parole, grazie.

E se domani sera aveste voglia di venire alla festa di Laurea in villa Olmo a Como, siete i benvenuti! Chiedete di Leopardi, qualcuno vi saprà dire!

giovedì 16 maggio 2013

Micro-saggio sulla presunta omosessualità di Giacomo Leopardi

Prima di addentrarsi nei meandri di questa mia personalissima teoria, devo fare qualche premessa: primo, il fatto che Leopardi sia stato omosessuale o meno è totalmente irrilevante rispetto alla genialità del personaggio e delle sue opere. Secondo, non sono un critico letterario: sono un (quasi) ingegnere e per questo perdonatemi se per elaborare la seguente teoria non parlerò dall'invenzione dell'alfabeto,  del regno di Assurbanipal o del sacco dei lanzichenecchi, ma andrò subito al sodo; terzo, vi garantisco che sono sobrio e che nelle ultime ore ho bevuto solo acqua.

Bene, veniamo a noi. Come saprete, si dice che Leopardi fosse, per così dire, omosessuale: ma fu davvero così?
Io voglio adottare un atteggiamento scettico: voglio trovare il significato nei simboli nascosti. E allora prendo il mio bel libro delle superiori ("Dal testo alla storia, dalla storia al testo", Ed. Paravia) Volume 4.2, e leggo: Leopardi amava Fanny Ronchivecchi Targioni Tozzetti, alla quale dedicò una poesia con lo pseudonimo di Aspasia. E poi tutte le storie relative al fatto che Silvia non esiste, che Silvia è in realtà Teresa, che Teresa è in realtà Fanny. E se Fanny non fosse mai esistita (nonostante abbia una pagina su Wikipedia)? E se Fanny fosse solo un simbolo? Cioè, sono riusciti a trovare significato metafisico nei "Tagli su tela" di Fontana ( http://www.contegemona.it/wp-content/uploads/2011/01/Tagli_Fontana.jpg ), credono che Dante fumasse erba per via dell'episodio di Glauco nella Divina Commedia, perché non credere che Fanny possa essere un simbolo? D'altra parte, che razza di nome è Fanny? In Italia, per giunta?

Ok. Possiamo presumere quindi che Fanny fosse un simbolo. Ma di cosa? Voi che sapete lo slang americano l'avete già capito. Per gli altri, provate a cercare su Google "Fanny in english slang" (http://en.wikipedia.org/wiki/Fanny#In_slang). Esatto. Leggete bene. Fanny è l'organo genitale femminile.  Quindi il sillogismo simbolico è evidente. Fanny è la f..a - A leopardi piace Fanny, quindi a Leopardi piace la f..a.

Scusare la volgarità , ma rende l'idea. Lineare ragionamento. Ed ora quindi si può ragionevolmente porre in dubbio tutto il resto: e se il Ranieri fosse stato veramente solo un amico e il loro rapporto fosse stato solo quello di coinquilini? E se invece Leopardi fosse stato un Don Giovanni (la Comix di quest'anno, fonte ATTENDIBILISSIMA ovviamente, scrive a metà Ottobre che Leopardi si sarebbe consolato con trentacinque donne. 35! E se fosse vero?). D'altra parte anche l'altro pessimista (passatemi il termine, amanti di filosofia) del periodo, Arthur Schopenhauer, era il piu famoso Don Giovanni di Vienna.

Ora, ragionando a posteriori, posso capire che il pessimismo cosmico del nostro caro Leopardi si possa giustificare con l'eventuale impossibilità di fare outing, come i tormenti di Tiziano Ferro nei primi album; ma è anche vero che potrebbe essere tutt'altro, e ondate di pessimismo cosmico si osservano in vari punti della storia: negli interisti nati tra il 1989 e il 2006, e nei milanisti nati quest'anno.

Il mio compito è dunque finito: resta ai letterati, agli intellettuali, ai linguisti, capire se la mia teoria possa essere plausibile. Ma non venitemi più a dire che a Leopardi piaceva SilviO, non potrei sopportarlo!

venerdì 12 aprile 2013

Grazie, un anno dopo.

Un anno dopo, vi devo dire una cosa:
GRAZIE.
Grazie perché in tutto questo tempo siete diventati numerosissimi.
Grazie perché mi scrivete, interagite e mi fate sentire meno solo.
Grazie perché in questo anno ho conosciuto delle persone splendide, che non giudicano, che non disprezzano, ma che sono semplici e genuine come tutti dovremmo essere.
Grazie perché con alcuni di voi sono riuscito a trasformare una "conoscenza" virtuale in una conoscenza reale, spesso sfociata in una forte amicizia che dura ancora oggi (e che spero duri per molto tempo) nonostante si creda nel web come a qualcosa di effimero e astratto.
Grazie perché mi avete fatto ridere, emozionare, divertire e anche, in qualche modo, soffrire.
Grazie perché il solo scrivere un tweet, sapendo che voi lo leggete, e magari ci ridete su, mi rende felice.
Grazie perché sapere di avervi fatto ridere dà, molto spesso, un senso alle mie giornate.
Grazie perché, nonostante sia indegno di nascondermi dietro al nome di Leopardi, mi accettate come uno di voi.
Grazie perché tramite Twitter, tramite questo account, tramite questi tweet, ho scoperto di saper sorridere e far sorridere molto più di quanto abbia mai fatto prima.
Grazie a voi che ci siete sempre, o che ci siete per un periodo, o che non ci siete proprio.
Grazie per Rimini, per Milano, per Vicenza e per tanti altri posti che non saranno più gli stessi.
Grazie al Partito dei Poeti, a Manzoni, Foscolo, Dante, D'Annunzio.
Grazie a Flavia Vento.
Grazie a Silvia, a tutte le Silvia, a tutte (e tutti) voi.

Giacomo (A.P.) Leopardi