giovedì 21 luglio 2011

Blib


Blib.
La macchia di caffè si espande lentamente seguendo un percorso tutto suo lungo la scrivania mentre io immondo la osservo purchè non si avvicini ai miei fogli sparsi e poi quando si avvicina a loro con un’agilità felina li sposto sempre verificando dove questa stretta striscia di caffè vuole vagare. Allorquando essa termina la sua corta prendo i rotoloni per asciugarla osservando con piacere il lento assorbimento del liquido nei pori del tovagliolo che da bianco diventa color marrone cacca molto leggera. E penso ma perché scrivo tutto questo? Perché? Non sopporto più la mia esistenza e dove e come e quando sempre a parlare male degli altri mentre tu osservi lo specchio ti guardi e ti odi profondamente.

I
Un pugno.
Una crepa si espande lentamente dall’epicentro per arrivare sempre più in altro, diramandosi in mille vie diverse, arrestando la sua corsa agli estremi.
Mi sono appena guardato allo specchio.
II
Due settimane prima.
Mi sono appena espresso in modo ambiguo con lei. Le ho appena chiesto di uscire, ma non so se ha capito il senso. Le donne sono strane, si comportano in maniera amichevole con te, cominciano a confidarti tutto, a parlarti ore e ore e a farti credere di essere interessate a te; tu cominci a sognare, a immaginare che finalmente qualcuno ti apprezzi per quello che sei, non importa quanto brutto tu sia, non importa quali prestazioni riesci a ottenere. Ti illudi, doni tutto te stesso, e poi fai il primo passo.
Cosa ottieni?
Nessuna risposta.