Il sole splende nel cielo. Sembra un po’ opaco, però. Nuvole minacciose all’orizzonte. Davanti, una lunga strada alberata. I giardinieri sistemano le zolle del prato perfettamente curato. Proseguo nel cammino. Sulla destra, una piazza, un portico, una statua. Silenzio. Sulla sinistra, un’asta. Molto alta. In cima all’asta, una bandiera. Non c’è vento, quindi non sventola. Così alta che si distingue a fatica. È a stelle. E a strisce.
Silenzio. Di fronte, molti prati. Un’immensa distesa di prati. L’erba è perfettamente tagliata. Tra i vari prati ci sono delle strade. Al centro, un tempio. Disseminate in tutto ciò, ci sono delle croci. Tante croci. Tantissime croci. 9386 croci. Bianche. Uguali. Allineate. Sulla stessa fila. Sulla stessa colonna. Sulla stessa diagonale. Nient’altro. Solo croci. Tanti nomi. Tanti ignoti. Tanti ebrei. Tanti ‘known but to God’. Tanti italo-americani. Il figlio del presidente Roosevelt, con la scritta in oro.
Silenzio. Silenzio. Silenzio. Il vento comincia a soffiare forte. Cammino nei prati, tra le tombe. Osservo. ‘Morto il 6 giugno’. ‘Morto il 6 giugno’. ‘Morto il 25 dicembre’. ‘Morto il 6 giugno’. Il meno giovane, trent’anni scarsi. Un fiore appassito su una tomba. Pochi fiori in tutto il cimitero. Una musica lacerante di sottofondo. Cammino, cambio prato. Stesse tombe, altri nomi. E così per tanti altri prati. Infine, l’ultimo prato. Più ampio. Il ‘campo dei dispersi’. 1557 tombe.
Silenzio. Dietro ogni tomba, una storia. Tante storie, tutte diverse ma tutte uguali. Diverso inizio, stessa fine. Storie di gioia, di speranza. Storie di orgoglio, di rabbia. Famiglie in ansia. Sogni. Progetti di vita. Poi la chiamata. Per la patria. Per l’Europa. Per il mondo. Addestramento. Sofferenza. Pianti. Partenza. Arrivederci. Addio. Viaggio. Stati Uniti. Canada. Inghilterra. Destinazione Normandia. Arrivo. Notte.
Silenzio. Tanto silenzio. Battaglia. Fuoco. Fiamme. Guerra. Americani. Canadesi. Inglesi. Francesi. Tedeschi. Italiani. Fazioni opposte, stesso destino. Vita o morte. Vittoria o sconfitta. Perché? Per chi? Non importa il motivo. Conta combattere. Liberare l’Europa. Morire, se necessario. Sacrificarsi.
Minuti. Ore. Giorni. Mesi. Offensiva alleata. Difesa tedesca. Poi silenzio. Grande silenzio. Tutto tace. È finita la guerra. In molti piangono. In troppi piangono. I Tedeschi perché hanno perso la guerra. Gli Italiani perché hanno perso la guerra. Gli inglesi per aver vinto. Gli americani e gli alleati per aver vinto.
Qui, ora, vincere o perdere non conta. Conta solo il gesto. Il sacrificio. La gioventù spezzata. E la commozione che queste croci suscitano. Il vuoto interiore. Io, qui, a vederli. Loro, lassù, ad osservarci. Io, qui, a soffrire. Loro, lassù, a non soffrire più. Io, qui, a ringraziarli. Loro, lassù, consapevoli di essere morti per noi. Silenzio. Me ne vado. Scosso. Diverso. Più maturo. Più consapevole. Di nuovo, grazie.