Il paradosso di quanto sai di avere il cosiddetto “blocco dello scrittore”, è il fatto di sapere che qualunque cosa tu scriva sarà di qualità infima, e che non desidererai altro se non cancellarla al primo istante. Invece, oggi, ho il coraggio di dire di NO. Un NO grande e deciso al blocco dello scrittore. Per tale motivo ho addirittura messo i margini stretti al documento, così che per riempire una pagina impiegherò circa il doppio del mio solito: perfetto. Sto cercando in tutti i modi di rendermi la vita difficile, eppure sono riuscito a scrivere queste cinque righe e, perché no, magari riesco a scrivere altre cinque righe parlando del più e del meno, partendo forse dall’ultima cosa che ho scritto, cioè il diario di viaggio della ciclabile lungo il Danubio. Gran vacanza, quella. Mi era pure riuscito un discreto diario di viaggio, forse perché prendevo appunti ogni giorno e osservavo ogni cosa con gli occhi del turista, dell’interessato, del giapponese tutto intento a fare migliaia di fotografie a qualsiasi oggetto si trovi di fronte. Ed ora? Ora sono qui, a scrivere cose senza senso, senza un briciolo di ispirazione che mi dia una benché minima voglia, una benché minima idea: sì, perché io sto cercando l’idea, un’idea che mi ridia l’entusiasmo e la gioia per la parola scritta, ed anche, in senso lato, per la vita. Uffa, sto ricominciando ad essere patetico. Non è che la vita faccia schifo, anzi. È solo che allo stato attuale non riesco a trovare un senso alle giornate : fino a ieri ho dovuto studiare, e per assurdo mi rendo conto che, pur nello stato di inquietudine che caratterizza il periodo esami, la vita scorre programmata dalla prima all’ultima ora, senza spazio alcuno per l’indecisione e per la noia. L’ansia che ti prende se non studi, il senso di colpa che ti assale se pensi di dedicare qualche ora del tuo tempo a un hobby, o ad un’uscita collettiva con i tuoi amici che, essendo mediamente tutti universitari come te, si trovano tutti in un’analoga situazione. E così, l’aperitivo collettivo, da svago piacevole diventa un’accozzaglia di domande sull’andamento universitario, sul numero di esami che mancano, e sulla disperazione che lo studio provoca. Ma, alla fine, ti rendi conto che tutto questo è POSITIVO. Positivo perché ti dà uno scopo; positivo perché quando ti svegli alla mattina, pur nell’idiosincrasia verso i libri, pur nell’odio verso qualsiasi forma di disegno, di formula, di testo scritto, sai che avrai un compagno, il libro, per tutta la giornata. Per contro, senza alcun esame, l’utente medio di vent’anni si ritrova a casa senza fare nulla, il che significa : 1. Ti alzi la mattina ad un orario improponibile come le 7 e mezza, perché così sei stato abituato da un mese a questa parte, solo che per quel mese avevi da studiare, mentre ora sei spaesato. Ti ritrovi, dicevamo, sveglio a quell’orario improponibile, e la prima cosa che pensi è : “me**a, ora che faccio?”. Questa domanda ti ossessiona, mentre ti lavi, mentre ti vesti, mentre fai colazione, mentre desideri addormentarti di nuovo e non svegliarti se non quattro giorni dopo. 2. Sei sveglio, e quindi? Pensi, quindi esisti, direbbe Cartesio. La realtà è che pensi, semplicemente perché non hai niente di meglio da fare: il divano ti vomita stanco del tuo peso, la televisione si rende intrinsecamente inutile per l’ammasso di spazzatura che trasmette, la radio cos’è?, e il cellulare con gli SMS diventa ben presto un modo per scambiarsi commenti banali del tipo Come stai? Ti sei fatto la barba? ma soprattutto, e sottolineo, soprattutto, l’insopportabile “Che tempo fa?”, il modo più abusato per non interrompere una conversazione, ma per far capire ad entrambe le parti che la conversazione è inutile e che sarebbe meglio interromperla prima che si finisca a parlare dell’ultima puntata del Grande Fratello, o del colore del vomito, due argomenti che si assomigliano parecchio e che sono ampiamente confondibili se non ad un occhio esperto. Oddio. Sono a tre quarti di pagina. Non mi rendo neanche conto di aver scritto tutto questo: ma poi, cosa ho scritto? Non saprei dire nemmeno che cosa ho detto due righe fa. Però non lo considererei un flusso di coscienza. Sì , coscienza vuole la “i”. Dicevo, non mi sembra un flusso di coscienza. Bisognerebbe averla, la coscienza. Ed io non ce l’ho, o, meglio, non credo di averla. Se avessi la coscienza, pensate che mi azzarderei a scrivere questa robaccia inutile, consumando corrente elettrica, tempo, voglia di vivere e spazio sul computer? Figuriamoci. Se avessi la coscienza, mi troverei qualcosa da fare, e non sarei qui a lamentarmi in ogni modo della mia scarna esistenza. Ma non è neanche vero questo: non ho nulla di cui lamentarmi. Solo che mi sento avvolto dalla noia. Ah ma mi ero fermato al punto 2: continuo. 3. Una volta trascorsa la mattina in qualche modo, tra divano, sedia, televisione (spenta), decidi che è ora di mangiare. Per chi ha la fortuna / sfortuna di trovare tutto pronto, anche il mangiare diventa un’attività meccanica. Aprire la bocca, masticare, deglutire, vomitare (ma solo se guardi il Grande Fratello, eh). Una volta finito di mangiare ti ritrovi ancora più spaesato. E’ pomeriggio, l’eterno pomeriggio che ti separa dalla cena e anche da una “splendida” serata in compagnia della musica, degli amici repressi e dei tuoi pensieri. All’improvviso, hai un’idea geniale : apri Facebook. Un altro insieme di spazzatura, ma almeno è selezionata tra quella prodotta dai tuoi amici, per cui ti risulta mediamente interessante. Rovisti un po’ tra la spazzatura, scopri che la persona che odi di più, ma che OVVIAMENTE è tra i tuoi amici di Facebook, è diventata single, ed esulti. Esulti, perché non hai niente di meglio da fare che esultare di cose inutili. Ops, finita la pagina. Addio.
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